mercoledì 20 marzo 2013

Il content marketing fa discutere



Cresce l’attenzione per il content marketing e in particolare per la relazione tra content marketing, giornalismo ed editori.Il tema è controverso a cominciare da che cosa si intenda per content marketing.Per avere un punto di riferimento comune ho ripreso la definizione proposta dal Content Marketing Institute.

 “Content marketing is a marketing technique of creating and distributing relevant and valuable content to attract, acquire, and engage a clearly defined and understood target audience – with the objective of driving profitable customer action.

Basically, content marketing is the art of communicating with your customers and prospects without selling. It is non-interruption marketing. Instead of pitching your products or services, you are delivering information that makes your buyer more intelligent. The essence of this content strategy is the belief that if we, as businesses, deliver consistent, ongoing valuable information to buyers, they ultimately reward us with their business and loyalty.”

In sostanza, si tratta di generare e diffondere contenuti di qualità il cui scopo non è vendere ma guadagnarsi la fiducia dei consumatori per farne degli acquirenti fedeli.
Alla luce di questa definizione si capisce perché l’argomento susciti opinioni difformi tra chi lo vede come una delle strade che gli editori devono seguire per gestire la transizione dalla carta al digitale e chi, al contrario, lo giudica nient’altro che una commistione tra editoria e pubblicità a tutto vantaggio delle aziende.
A tal proposito, segnalo quattro recenti interventi sul tema che potete leggere su:

Mashable
Can Content Marketing Save Journalism?

Digiday
Sponsored Content: Slippery Slope orLifeline? 
Sponsored Content Causes EditorialGrumbles

Folio 

martedì 19 marzo 2013

Continua la crescita dei New Media


I new media digitali continuano a crescere con un più 3 % nel 2012 mentre, al contrario, il mercato complessivo dei media è in calo del 5%, sull’onda del -10% registrato dai media tradizionali.
È quanto emerge dalla ricerca realizzata dall'Osservatorio New Media & NewInternet della School of Management del Politecnico di Milano i cui risultati sono stati presentati questa mattina a Milano presso il Campus Bovisa in occasione del convegno New Internet +90%: inizia a delinearsi il nuovo scenario dei Media”.
Dal 2008 a oggi il mercato complessivo dei media, che include introiti pubblicitari e ricavi a pagamento è passato da 18,4 miliardi di euro a 15,9, con una riduzione di 2,5 miliardi. Nell’ultimo anno la contrazione è stata pari al 5%.
Ma non tutti i media stanno registrando un trend negativo come ha spiegato Andrea Rangone, responsabile scientifico dell’Osservatorio New Media & New Internet: “I New media, dal 2008 a oggi, sono cresciuti senza mai subire alcuna battuta di arresto. Con 5,4 miliardi di euro nel 2012 sono arrivati a pesare per oltre un terzo del mercato complessivo dei Media, quando solo 4 anni fa contavano per poco meno di un quarto. Nel 2013 si prevede una crescita del 6% circa che porterà il valore del mercato intorno ai 5,7 miliardi di euro, pari al 36% del mercato complessivo dei media.”
Secondo Riccardo Mangiaracina, Responsabile della Ricerca dell’Osservatorio New Media & New Internet: “La crescita dei New media è stata supportata da quella del digitale terrestre, il cui mercato registra un +6%, e da quella di tutti gli Internet media, ovvero tutti i media digitali veicolati attraverso Internet, che hanno ottenuto un incremento del mercato pari all’11%”. 
Fonte: Osservatorio New Media & New Internet del Politecnico di Milano, marzo 2013























All’interno dei media digitali, la componente più dinamica è sicuramente quella connessa alla New Internet – che si basa su sette componenti principali:  i nuovi dispositivi – smartphone, tablet, connected Tv – che moltiplicano le occasioni di fruizione di Internet; i social network che, stanno sempre più diventando il luogo privilegiato di interazione digitale; le applicazioni, che semplificano l’accesso ai contenuti; i modelli di business basati sulla vendita di contenuti  a pagamento; i video che si stanno diffondendosi in modo pervasivo in Rete.
Tutte queste componenti sono molto più adatte al contesto italiano rispetto al “vecchio” Internet nato ormai 20 anni fa.
Si svincolano parzialmente dal Pc per legarsi ai nuovi dispositivi (più in linea con le preferenze degli italiani), si basano sui social network (di cui gli italiani sono tra i principali fruitori) e sui video (che nel nostro Paese sono più graditi rispetto al formato testuale).
Il mercato media abilitato dal New Internet - video online, social network, applicazioni, smartphone e tablet – cresce del 90% nel 2012.
Il numero di smartphone presenti in Italia è cresciuto del 30% tra il 2011 e il 2012 raggiungendo i 32 milioni di unità, con una penetrazione del 60% e sono già circa 320 le applicazioni media di varie testate disponibili per questi dispositivi.
Il mercato media veicolato attraverso questo dispositivi è cresciuto del 70% rispetto al 2011.
I tablet in Italia hanno registrato nel 2012 una straordinaria crescita di oltre il 150% rispetto al 2011 e sono, attualmente, più di 3,5 milioni.
Le testate giornalistiche che stanno creando un’app ad hoc sono in forte crescita: +46% nel 2012, per un totale di oltre 300 app disponibili. Il mercato è cresciuto del 90%.
Le connected Tv hanno un potenziale non ancora sfruttato: sono 2,5 milioni in Italia, in crescita di oltre il 120% rispetto al 2011, ma solo il 18% sono connesse.
Attualmente i ricavi sono di tipo pay, legati soprattutto a servizi premium come Cubovision e Chili.
Il mercato delle app in generale ha invece riscosso ottimi risultati: nell’ultimo anno sono state 800.000 le app scaricate. Il 70% ed il 64% degli utenti rispettivamente di tablet e smartphone scaricano e utilizzano applicazioni su questi dispositivi: ne installano mediamente 29.
Tra queste, quelle utilizzate nell’ultimo mese sui tablet sono 15, mentre sugli smartphone sono 9.
Già il 25% delle testate è entrato in questo canale, per un totale di circa 750 app.
I ricavi pubblicitari sono promettenti anche sui social network: nel 2012 è stata registrata una crescita del 60%.
L’85% degli utenti Internet li utilizza e la maggior parte di loro (circa il 95%) interagisce su Facebook: una platea da 23 milioni di persone.
Una platea altrettanto vasta è quella che visualizza i video online: a fine 2012 sono oltre 25 milioni gli utenti che li fruiscono, pari a quasi l’85% degli Internet User – in crescita del 30% circa rispetto al 2011.
L’Italia sta recuperando terreno rispetto agli “utenti video” nei principali Paesi europei, che crescono nel 2012 a ritmi inferiori a quelli registrati in Italia (Germania +3%, Francia +5%, Gran Bretagna +8%). Pre-roll e overlay permettono di sfruttare al meglio questa vetrina: il 50% della crescita dell’advertising in tutto il mercato Internet media è dovuto a questo specifico canale.
La penetrazione sempre più elevata delle nuove tecnologie ha inevitabilmente cambiato usi e costumi degli italiani nella fruizione dei media.
Il tablet, in particolare, più di tutti gli altri nuovi device, sta modificando oggi le abitudini e le modalità di fruizione in ambito media.
Dai dati Doxa emerge come un utenti di tablet su tre dichiara di leggere meno quotidiani, meno libri e meno periodici cartacei; circa uno su quattro di navigare meno da Pc e di guardare meno programmi televisivi: tutte queste funzioni vengono già svolte direttamente sul dispositivo.
Ma un tablet o uno smartphone non risultano essere sostitutivi dei media tradizionali: il loro utilizzo è spesso complementare.
Il 57% di chi guarda la Tv, infatti, utilizza spesso almeno un altro dispositivo connesso: tablet o smartphone.
Di questi il 23% commenta sui social media e nelle chat e Il 54% di chi utilizza un tablet davanti alla Tv lo fa per riempire tempi morti, il 43% per lavoro/utilizzo dei social media.
L’utente oggi non sta sacrificando l’offerta televisiva tradizionale a favore di quella online, ma al contrario la sta estendendo/completando in quei momenti della giornata in cui non ha accesso ad uno schermo televisivo, per fruire sia di video con contenuti molto mirati che per vedere quello che si è perso in Tv.
Nei prossimi anni, secondo Andrea Rangone, “Se suddividiamo il mercato degli Internet media tra Old Internet e New Internet, nel 2012 la prima componente pesa per il 75% circa e la seconda per il rimanente 25%. La situazione cambierà significativamente nel 2017, quando il New Internet potrebbe generare circa il 50% del mercato degli Internet Media, soprattutto grazie a video (oltre il 20% del mercato), social network (10-15%) e ricavi pay (10% circa); il mercato degli Internet media, oggi pari al 25% del mercato dei New media, potrebbe arrivare nei prossimi 5 anni fino al 40%, trainato dal New Internet; rispetto al mercato dei media nel suo complesso, invece, il mercato degli Internet media, oggi pari a poco più dell’8%, potrebbe arrivare fino al 20%”.

www.osservatori.net

giovedì 7 febbraio 2013

Digitale o no, il contenuto resta sovrano


Mike Paterson è il general sales manager di KSHE95, stazione radio rock di St. Louis, e non avrei mai pensato di leggere con attenzione un suo articolo e di essere pienamente d’accordo.
Per dirla tutta, fino all’altro giorno, come potete immaginare, non sapevo neanche della sua esistenza.

Patterson, nel suo intervento intitolato There’s More Than Digital  e pubblicato da Digiday, sostiene e argomenta una tesi molto semplice: il contenuto di un messaggio e il contesto in cui viene collocato restano l’aspetto prevalente.

Dice Patterson che quando si valuta la comunicazione digitale ci si focalizza sulla metrica e praticamente solo sulla metrica e si trascura la cosa più importante, vale a dire il messaggio il cui obiettivo è trasmettere sensazioni, far pensare le persone e spingerle ad agire.

“Ci si dimentica – prosegue Patterson – di dar vita a messaggi significativi, unici e credibili… ci si dimentica il contesto nel quale quei messaggi vengono diffusi”.

mercoledì 30 gennaio 2013

In Italia esplode il mobile advertising


Con una crescita del 55% e un valore complessivo di quasi 90 milioni di euro, lo scorso anno la pubblicità veicolata attraverso i cellulari è letteralmente esplosa proseguendo la tendenza positiva già emersa nel 2011.
Un dato impressionante che emerge dalla ricerca dell'Osservatorio Mobile Marketing & Service della School of Management del Politecnico di Milano  che attribuisce al mobile advertising l’1% degli investimenti pubblicitari complessivi e il 7% di quelli su Internet.
Percentuali che in Europa ci vedono secondi solo dietro la Gran Bretagna, paese nel quale, tra l’altro, il peso della pubblicità televisiva è significativamente inferiore rispetto all’Italia.
Inoltre, il pubblico a cui si rivolge il mobile advertising è particolarmente reattivo in quanto, come si evince dalla ricerca “La dimensione della base dei potenziali clienti crea un terreno fertile per l'aumento dell'offerta pubblicitaria, che, infatti, viene percepita dai navigatori Mobile in maniera sempre più chiara e frequente: il 45% la nota spesso, il 39% qualche volta. Consistente è pure il numero di coloro che cliccano sugli annunci da Mobile: sono circa il 40%. Il 44% dichiara di cliccare per la presenza di un prodotto/servizio/App di suo interesse, il 31% è attratto da una promozione o sconto e il 20% dalla creatività”.
Un ulteriore elemento importante è che la crescita sul versante degli investimenti ha prodotto effettivi positivi sul lato dell’offerta, al punto che negli ultimi due anni il 16% di tutte le startup finanziate in Italia in ambito ICT offrono servizi innovativi di Mobile Marketing & Service.






lunedì 28 gennaio 2013

Cresce l’aspettativa di vita dell’editoria su carta


La strada resta disagevole, i lettori sempre più apprezzano l’online, prosegue la ricerca di nuovi ed efficaci magazine digitali ma il ciclo economico per l’editoria cartacea potrebbe prolungarsi.
Questa almeno l’ipotesi avanzata da Poynter, una scuola di formazione al giornalismo, che cita a questo proposito due recenti ricerche che propongono una visione ottimistica.
Allo stesso tempo, ne cita una terza decisamente più pessimistica.
Il report annuale della INMA (International News Media Association),  presentato lo scorso dicembre, è intitolato  The Print + Digital Dynamic. Il titolo suggerisce un fatto che è sotto gli occhi di tutti. Il futuro dell’editoria è nel digitale ma per il momento si tratta di una “print + digital industry”.
Inoltre, se la tecnologia è valida in tutto il mondo, i tempi di diffusione e adozione vanno valutati nei singoli paesi così come le tendenze culturali e demografiche. In sostanza, quello che succede oggi negli Stati Uniti non ha la stessa valenza in altri paesi.
Per dirla con le parole di Earl J. Wilkinson, direttore esecutivo e  CEO di INMA, nel 2100 gli editori saranno prevalentemente digitali ma nel 2013 vivono ancora soprattutto di carta, da qui l’esigenza di trovare un punto di equilibrio tra le diverse fonti di fatturato.
Un secondo report che si muove sulla stessa lunghezza d’onda della INMA è stato realizzato da Rasmus Kleis Nielsen della University of Oxford Reuters Institute for the Study of Journalism.
La ricerca, come evidenziato dallo stesso titolo Ten Years That Shook the Media Worldnon nega la discontinuità introdotta dal digitale ma ipotizza che per il passaggio dalla carta al digitale non basteranno pochi anni ma saranno necessari decenni.
A sostegno di questa tesi il fatto che, negli Stati Uniti, dal 2000 a oggi, siano stati chiusi meno titoli che negli anni ‘80 e anni ’90.
Nei maggiori mercati europei, vale a dire Germania, Gran Bretagna, Svezia e Francia, negli ultimi cinque anni sono stati chiusi solo France Soir e il Financial Times Deutschland.
Il terzo report è decisamente meno ottimistico. Emily Bell, C.W. Anderson e Clay Shirky, autori della ricerca  Post-Industrial Journalism: Adapting to the Present per la Columbia Journalism School, ritengono che i giornali tradizionali siano cooked, letteralmente bolliti, e che costituiranno una componente marginale del giornalismo già nel 2020.