domenica 16 dicembre 2012

Newtown: se i media tradizionali copiano il peggio dai social media

A proposito della strage nell'asilo del Connecticut e del discutibile comportamento dei mezzi di informazione, Dave Pell ha twittato @davepell due commenti con i quali io credo non si possa che essere d'accordo.

Il primo:
One clear lesson here is that the mainstream media seems to have mimicked the haste and inaccuracy of social media.

 Il secondo:
In an era of Twitter speed, what we need from professional journalists is accuracy.

Torniamo ai fondamentali. Carta, online, giornalismo tradizionale, citizen journalism, resta il fatto che non si intervistano bambini di cinque o sei anni appena usciti da un asilo dove sono stati uccisi i loro compagni e le loro insegnanti.

giovedì 22 novembre 2012

Elezioni USA: l'audience web supera quella dei quotidiani


Alle ultime elezioni presidenziali statunitensi si è verificato un sorpasso significativo.

Per la prima volta il numero di persone che hanno utilizzato internet per seguire la campagna elettorale è stato superiore a quanti l'hanno seguita sui quotidiani.

Solo quattro anni fa la situazione era in equilibrio, come evidenzia Alan D. Mutter nel suo Reflections of a Newsosaur.

Non solo, come si vede chiaramente nel grafico, anche la distanza tra televisione e web si sta riducendo rapidamente. (fonte: Pew Research Center)
Per gli editori, la soluzione di un problema così vitale come la capacità di raggiungere lettori nei grandi momenti della vita di un paese, è tutt'altro che facile.

Televisione, web e anche radio riescono a informare in tempi rapidi che sono ovviamente preclusi alla carta stampata.

D'altro canto, Twitter piuttosto che Facebook godono di una interattività e immediatezza di linguaggio altamente coinvolgenti.

La conclusione di Mutter è chiara ed esplicita: se i quotidiani non troveranno un modo per riguadagnare spazio nel mondo dei real-time media, sono destinati a diventare sempre più marginali.

venerdì 16 novembre 2012

Le tasse di Google e delle altre

Su Sette, il supplemento del venerdì del Corriere della Sera, ci sono questa settimana due articoli gustosi.
Il primo, "Il Ponte che non ci sarà ci costerà altri 25 milioni", si riferisce al Ponte sullo Stretto di Messina e leggetelo solo se siete molto rilassati.
Vi dico solo che secondo la Corte dei Conti, dal 1982 al 2005 il Ponte è già costato 128.597.000 euro.
Il secondo, "Così i giganti del web trovano le scorciatoie per non pagare le tasse", affronta un tema non nuovo ma a mio modo di vedere è comunque interessante e merita un quarto d'ora di lettura.
Intanto, porta all'attenzione del grande pubblico una questione finora confinata in ambiti ristretti.
E poi, per quanto il problema della tassazione della multinazionali sia complesso, non limitato all'ambito di internet e della tecnologia, non confinato in un singolo stato, resta il fatto che, come evidenziano Ferruccio Pinotti e Massimo Sideri, autori dell'articolo, in Italia la pressione fiscale complessiva sulle Pmi arriva al 68,6%. E dunque un qualche contributo dalle grandi imprese della tecnologia pare doveroso.
Personalmente, credo che sarebbe importante analizzare anche il modo di operare di altre aziende informatiche non citate nell'articolo, con particolare attenzione ai margini di guadagno che lasciano a integratori di sistemi, VAR, software house e a tutte quelle terze parti che hanno il rapporto vero con i clienti, che investono in formazione delle persone e che si assumono i rischi legati alla definizione e realizzazione di progetti complessi.

domenica 11 novembre 2012

Content First

Life beyond print. Confesso subito che ho copiato la frase. L'ho trovata nella intestazione di emediavitals e me ne sono impadronito perché in tre semplici parole definisce chiaramente quello che è, a parere di molti, il futuro dell'editoria.
I contenuti innanzitutto. L'intreccio tra carta e digitale e il ruolo centrale dei contenuti, a prescindere dalla piattaforma di pubblicazione, sono il nocciolo di quanto affronterò in questo blog.